A una prima impressione il suo timbro a tratti roco e lievemente nasale sembra affascinante, ma "statico", destinato a esaurirsi nella declinazione di poche note; basta ascoltare un paio di brani tuttavia che subito si intuisce quanta ecletticità e plasticità possieda.
Del resto l'artista ha spaziato in vari generi, cominciando con il coro delle voci bianche alla Scala e passando per il gospel, il blues, il jazz e l'elettronica. Quest'ultima in particolare lascia una chiara traccia nell'esperienza di Malika che ad arrangiamenti più usuali e conformisti nel mondo del pop italiano preferisce la creazione di brani d'atmosfera, in cui si percepiscono raffinati e originali richiami alle radici della musica, dal blues al jazz.
Protagonista delle canzoni è comunque sempre la voce che accarezza come velluto nei toni bassi, prende corpo nei medi e culmina in alto con un'estensione e una tessitura da performer consumata.
L'album omonimo rivela complessivamente una natura malinconica e quasi eterea (rappresentativa la reinterpretazione di "Over the Rainbow"), con numerosi brani che fanno dell'amore e della difficoltà nei rapporti personali il loro tema cardine. Insomma: consigliato!
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