“Una variazione che subito è apparsa strumentale, e tesa ad appropriarsi indebitamente del successo del noto Aceto Balsamico di Modena – afferma Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio – : infatti la Grecia, insieme a Francia e Germania si erano opposte alla registrazione della IGP per il nostro aceto, cercando di rendere la denominazione ‘balsamico’ di libero utilizzo . Si deve infatti sottolineare che non è mai esistita una produzione di ‘aceto balsamico’ al di fuori dell’Italia, e solo negli ultimi anni, sulla scia dei successi commerciali del prodotto, questi Paesi hanno iniziato a produrre delle vere e proprie imitazioni. Visto l’insuccesso della propria opposizione, il governo greco sostenuto dai produttori locali ha messo in atto un vero e proprio ‘aggiramento’ della protezione garantita dalla registrazione IGP, utilizzando una procedura che di fatto riguarda prodotti tecnici e industriali”.
Il Consorzio Aceto Balsamico di Modena ha sensibilizzato il Ministero delle Politiche Agricole, che a sua volta ha coinvolto anche il Ministero dello Sviluppo Economico responsabile per le procedure improvvidamente seguite dalla Grecia, che si sono opposti e hanno presentato osservazioni. “Si è trattato – osserva Mazzetti – di una autentica alzata di scudi italiana, con il Ministero delle Politiche Agricole che ha tenacemente difeso le ragioni dei produttori. Al nostro fianco è doveroso segnalare anche la presa di posizione del Presidente della Commissione Agricoltura presso l’Europarlamento, Paolo De Castro, e del vasto schieramento di rappresentanti politici di numerosi partiti, che oggi hanno sottoscritto l’interrogazione.
E non si tratta dell’interesse di un solo settore, per quanto l’aceto balsamico di Modena IGP con i suoi 90milioni di litri e 400milioni di euro di valore si posizioni molto in alto nella classifica delle denominazioni italiane: gli europarlamentari hanno fatto notare che di fatto la procedura greca, se fosse accettata, vanificherebbe gli effetti dell’intero sistema delle denominazioni protette: qualunque Paese infatti potrebbe variare, sulla scia del successo commerciale di un prodotto IGP o DOP, le proprie norme alimentari per accogliere una denominazione imitativa di questo, e permettere così ai propri produttori di avvantaggiarsene economicamente: un ipotetico ‘grana danese’ o tedesco potrebbe così sottrarre vendite al Grana Padano DOP, con conseguente danno economico per gli operatori, confusione per i consumatori, e totale perdita di credibilità al sistema europeo delle denominazioni protette, fortemente voluto da Paesi a forte vocazione agricola come il nostro”.
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