alla Tenuta Vinicola CASTELVECCHIO e ai membri dell’associazione “Amici di Castelnuovo”- promotrice del progetto - accompagneranno i visitatori in un percorso di memoria e di meditazione sui primi celebri versi del poeta attraverso i luoghi che furono teatro della terribile tragedia della guerra, ora finalmente restituiti alla pace e all’umana operosità in un contesto paesaggistico di rara bellezza.
Il progetto “Parco Ungaretti”, ideato da Gianfranco Trombetta e Mirella Terraneo dell’Associazione “Amici di Castelnuovo” e realizzato dal’architetto Paolo Bornello, fa parte della sezione eventi collaterali della 12. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.
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CASTELNUOVO E CASTELVECCHIO
Un ponte tra passato e presente
Immersa in una foresta di querce secolari, l’Azienda Agricola Castelvecchio, nella località di Castelnuovo, ha origini che si perdono nel tempo.
Il vitigno autoctono Terrano affonda le sue radici in queste terre da 2000 anni; noto già in epoca romana per le sue proprietà medicamentose, il “Pucinum”, come allora era chiamato, veniva appositamente trasportato a Roma dal Carso per Livia Drusilla, moglie di Ottaviano Augusto.
Ricca di storia, la proprietà presenta al suo interno testimonianze di un passato che si snoda nei secoli, alcune delle quali antiche quanto il suo vino. Tra queste un’architrave di epoca romana che attesta la presenza in questi luoghi di un posto di guardia per il pagamento del pedaggio.
Dall’epoca romana al secolo XI: al centro della Tenuta si trova infatti la magnifica Villa Della Torre Hohenloe. Rimane ignoto l’anno della sua costruzione, ma certamente essa va collegata alla dinastia dei conti Della Torre Hofer Valsassina. La prima data che lega questa famiglia a Castelnuovo è il 1566, anno in cui Francesco III comperò i terreni di Sagrado dai nobili Strassoldo che ne erano feudatari. Fu proprio sotto Raimondo Della Torre che venne costruita la grande villa chiamata tutt’ora Castelnuovo. Passata nel 1849 agli Hohenloe Waldenburg, la proprietà acquistò le sue forme attuali nel 1770 con Raimondo IX. La collina fu trasformata in parco e il giardino venne terrazzato e organizzato con aiuole geometriche. La villa venne modificata secondo lo stile classico e vennero realizzati nuovi edifici ancora esistenti, come il tempietto dedicato a Valberga, defunta moglie di Raimondo IX Della Torre.
Agli inizi del Novecento questi luoghi furono teatro delle vicende storiche che sconvolsero l’Europa e cambiarono le sorti dell’Italia. Durante la Grande Guerra la Villa fu utilizzata dal comando della III Armata del Generale Cadorna e del re Vittorio Emanuele III, che strapparono questi territori all’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.
Dal giugno al novembre del 1915 all’interno della tenuta a Castelnuovo si svolsero alcune fra le più sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale. Dopo lo spostamento della guerra verso il San Michele la Villa, al riparo della quota 143, divenne retrovia di riferimento per le truppe che avanzavano e posto di medicazione per gli intrasportabili.
Ancora oggi l’Azienda Castelvecchio conserva intatte le testimonianze di questi avvenimenti con le trincee, con i camminamenti nel bosco e con i graffiti lasciati nel salone della villa dai soldati che hanno combattuto in questi luoghi. Coperti per anni dagli intonaci, questi sono stati recentemente riportati alla luce: siano essi perfettamente leggibili oppure di difficile interpretazione, sono una commovente testimonianza che fa rivivere l’identità di coloro che, attraverso una semplice firma, chiedevano di essere ricordati.
Tra di loro Giuseppe Ungaretti, che qui combatté e scrisse “Il Porto Sepolto”, raccolta di poesie stese durante un anno passato al fronte. In “C’era una volta”, scritta nella quota Centoquarantuno il 1 agosto 1916, il poeta parla di un “declivio di velluto verde come una poltrona dove sarebbe bello appisolarsi”. Proprio in quel pezzetto di Carso ora si coltivano le uve di Merlot dell’Azienda Castelvecchio, luogo dove ancora poesia e memoria accarezzano l'immagine e il ricordo di tutte le migliaia di soldati che passarono di qui.
A distanza di centinaia di anni, la Tenuta Castelvecchio che sorge a Castelnuovo vive come allora, circondata dai vigneti e dal suo bosco di querce e cipressi secolari, testimoni della vita trascorsa tra glorie e tragedie.
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